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Abbazia dei Santi Felice e Mauro - Castel San Felice


Un gioiello d'arte sacra che si incontra lungo la Valnerina e ne disvela i segreti di questa terra di asceti e di santi




Su di un colle isolato nel mezzo della valle del Nera, sorge il paese di Castel San Felice, castello medioevale completamente cinto da mura e con tre porte di accesso.
Ai piedi del paese sorge il complesso abbaziale di San Felice di Narco, con Chiesa del XII° secolo, uno dei più bei esempi di architettura romanica in Umbria, possente torre campanaria ed edifici monastici annessi, di qualche secolo più tardi.
“La leggenda dei santi Felice e Mauro sarebbe nata in seguito alla bonifica della zona avvenuta nel 428 per opera dei Consoli Romani Tauro (di cui Mauro sarebbe una corruzione) e Felice. La leggenda narra che, nel V secolo, trecento eremiti siriani vennero in Italia a causa di dissidi interni sorti tra loro; alcuni di questi si fermarono in Valnerina ed erano: il giovinetto Felice, il padre Mauro e la nutrice, in quanto la madre Eufrasina era voluta rimanere in Siria. Qui edificarono un eremo in prossimità del fiume Nera e la gente del posto li pregò di liberarli da un pestifero dragone, che con il suo alito ammorbava l’aria e non li faceva più vivere nella valle. Felice, presa una lancia, andò presso la grotta dove viveva il drago, lo uccise e ne gettò il corpo nel fiume purificandolo, poi piantò la lancia in terra che subito germogliò a segno della bonifica per gli abitanti della zona.
Egli in seguito operò anche altri miracoli, come la resurrezione di un figlio unico di una madre vedova, il quale, insieme con l’altro dell’uccisione del drago, e’ raffigurato in un bassorilievo della facciata della chiesa.”
L’antica abbazia è stata trasformata ed adattata in residenza privata, prima della famiglia Lauri ed in seguito dei vari priori, che si sono succeduti fino ai nostri giorni; attualmente è utilizzata come struttura ricettiva con annesso ristorante.
Nei pressi della chiesa sgorga una sorgente d’acqua ritenuta miracolosa, la quale, seguendo una pia tradizione, un tempo veniva attinta al centro del presbiterio, sopra una piccola cavità (ormai andata perduta) protetta da una grata di ferro e usata dalle donne del posto per lavare il capo dei loro bambini e quindi guarirli dalla scabbia.
Sulla facciata l’Agnus Dei è il simbolo dell’ordine benedettino: secondo un'antica tradizione orale, lo sguardo dell’Agnus Dei e’ rivolto in un luogo dove e’ sepolto un tesoro.

Informazioni

Dove

Località Castel S.Felice, 4, 06040 Sant'Anatolia di Narco (PG)





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